Sognando la fine di un sogno

“Nel quartiere di Edo si usa una specie di cestino intrecciato, che viene adoperato un solo giorno nelle passeggiate primaverili. Al ritorno lo si getta via calpestandolo. La fine è importante in tutte le cose.”

Hagakure (II, 38)

Quando si conclude un percorso, si raggiunge un obiettivo, la felicità, la soddisfazione che si prova, è qualcosa di spettacolare.

E’ una luminosa luna piena che rinfrange indistinti ululati su onde placide, mentre una morente burrasca si allontana.

Ed è una sensazione sempre velata di malinconia, che quando un percorso si conclude, ci si lascia dietro uno strascico di emozioni, che rimarranno sempre un piacevole ricordo.

Nel concludere un mio personale percorso, non posso fare altro che essere felice di averlo attraversato insieme a determinate persone, sia quelle che ancora ci sono, che quelle che non ci sono più. E non posso essere meno che felice di averlo concluso insieme a nuove anime, che non mi sarebbe dispiaciuto incontrare prima. Ma si sa, le cose vengono, accadono, quando è giusto che accadano, nè più nè meno.

E se la fine è importante in tutte le cose, non potrei essere più contento di aver concluso questo percorso così.

E quando un sogno viene costruito, realizzato, bisogna iniziarne uno nuovo. Quindi sarà il caso che cominci a cercare di procurarmi una macchina/robottone alieno.

Che poi mi si impalla anche Wikipedia

Due giorni fa si è abbattuto il ciclone Nonciclopedia sul web, tra parentesi Vasco sei un grande, bellissimo e bravissimo, poi se vuoi un opinione più sensata cerca la tua pagina su Uncyclopedia (qui per i più pigri).

Di oggi [4 ottobre] la novella su Wikipedia, ovvero di come il comma 29 del DDL intercettazioni (per i più pratici legge bavaglio) possa, in futuro, andare a limitare fortemente la libertà di scrivere degli autori del suddetto sito (hello libertà di espressione).

Fermo restando che mi rendo conto benissimo che sto abusando delle parentesi, ma oggi gira così (non odiatemi), mi è venuto lo sghiribizzo di commentare questa bella novità.

Poi però mi sono reso conto che io sarei un po’ un escluso da questa legge, in effetti non ho mai scritto nulla su chicchessia, a parte Winnie, ma non credo/spero mi denuncerà. Dato che non mi piace essere un paria mi vorrei mettere in pari: Silvio non mi piace, è piccolo, brutto e antipatico, Pierluigi c’è poco da dire, si vede che hai battuto troppe volte la testa in Nure. Niki, l’orecchino si commenta da sè. Umberto! Meno fanta-geografia per favore.

Spero che come inizio basti, poi con questa novità in futuro penso proprio che cercherò in tutti i modi di farmi revisionare, che sono belle e giuste le revisioni.

No, ma evviva la censura…

Ritorno dalla tomba del mio silenzio per aggiungere una voce ad un po’ di informazione che sta girando, or ora, per internet.

Ovvero il giorno in cui Nonciclopedia chiuse.

Non penso serva spiegare che è successo, già è abbastanza chiarificato dalla pagina del sito.

Penso si possa solo commentare, ma anche qui c’è ben poco da dire, se non che, evidentemente, l’età, più che consiglio, a qualcuno porta solo nuovi gradi di permalosità (si può dire permalosità?).

E che l’incapacità di capire l’ironia,  o la satira, solitamente non è accompagnata dall’intelligenza.

Poi vorrei capire perchè deve esserci gente che scopre internet all’età della pensione, e comincia in automatico a rompere i c******i.

La verità dietro i cento acri.

Mentre scrivo queste righe so già di essere un uomo morto, la verità non dovrebbe essere rivelata. Ma è mio preciso compito denunciare, far conoscere i fatti nella loro piena e totale interezza. Troppe cose sono state taciute negli anni, troppo potere è stato dato ad un singolo essere, troppa paura e troppo dolore chiudono le bocche di chi vorrebbe parlare. Non più. Il vaso di pandora è stato aperto, ed è ora che venga rivelato il suo contenuto.

Tutto inizia in un bosco, Il Bosco Dei Cento Acri, le masse inermi lo conoscono così. Il nome è stato, politicamente e storicamente, accettato dalla comunità internazionale, ma indagando nella Storia, ripercorrendo il filo di ragnatela delle leggende popolari, ho scoperto che aveva un nome più antico.

La gente del posto, per anni, lo ha chiamato Il Bosco Dei cento Impiccati.

L'orso si pulisce il sangue appena fuori dal bosco

Fu dato al bosco in seguito a fatti di sangue. Scavando nella turpe bugia dei governi; ho scoperto che ci fu un’epoca in cui dominava la regione un benevolo, saggio gufo. Poi arrivò dall’est il terrore, aveva “piccoli occhi neri, vacui e malvagi”, si impose, uccise il vecchio mentre raccoglieva la rugiada mattutina, e impiccò tutti quelli che provarono a opporsi. Si dice che lo spirito del povero gufo ancora abiti quegli alberi.

Il miele lo aveva attirato, e più nè mangiava più nè voleva mangiare, l’ingordigia lo spingeva, come un folle, ad esaurire tutte le scorte che trovava.

Il primo a pagarne le spese fu un povero asino, reo di aver tardato una consegna. La coda gli venne strappato, sostituita con una fittizia, fissata al suo corpo con un chiodo arrugginito. Non pago, il malvagio orso lo costrinse a dormire sotto un foglio di giornale, vittima eterna delle intemperie.

Poi venne il turno della tigre, le gambe spezzate, la coda irrmediabilmente piegata, costretto ad usarla come mezzo di locomozione. Tutto perchè si osò di ridere mentre esprimeva pareri contrari al miele.

Un povero maialino venne preso ancora infante, la crescita bloccata, costretto a vivere denutrito, mentre guarda il suo padrone mangiare tonnellate di miele tutti i giorni.

Un cucciolo di canguro strappato dalle braccia materne, per impedire che lei parlasse.

Un povero coniglio costretto a piantare carote tutti i giorni, a curarle e farle crescere, per poi vederle distrutte dal folle sadismo dell’orso. Obbligato dalla paura a vivere dentro un albero.

Questa è la verità. Il dovere che si sappia mi spinge a raccontarla, il potere che ha permesso queste sconcezze  mi farà sparire. L’orso è troppo importante.

Tra qui e il giorno in cui mi troveranno, farò di tutto per scoprire perchè. Spero di potervelo raccontare.

Intanto raccontate la verità. Urlate al mondo il nome dell’orso psicopatico, opponetevi al suo influsso.

L'orso all'opera

Il suo nome è Winnie the Pooh, e questa è la sua vera storia.

Tamarreide

“Io sono un Tamarro.”

“Io sono un Tamarro.”

“Io sono una Tamarra.”

“Io sono un Tamarro.”

“Io sono una Tamarra.”

“Io sono una Tamarra.”

“Io sono un Tamarro. E tu?”

“E tu?”

“E tu?”

“E tu?”

“E tu?”

“E tu?”

“E tu?”

 

Io ho un cervello, ancora discretamente funzionante. E una personalità.

Così eh! Tanto per dire.

E le cose che mi insegna mia nonna…

Che poi ti capita di passare un pomeriggio con tua nonna, splendida ottuagenaria, che ti insegna canzoni di vetusta memoria. E capita che ti voli via la faccia quando le trovi sul tubo.

Comunque mi deve ancora spiegare come si salgono le scale con la bicicletta…

Tanto per dire

Certi pensieri non li scegli.

Si insinuano.

Trovano uno spiraglio e cominciano a martellare, come piccoli serpenti striscianti si arrotolano nella mente, e scavano, e si ingrandiscono, cibandosi avidamente di ogni altro barlume di idea.

E tu provi a pensare, a fare altro, ma sai, non sapendolo, che sono sempre lì, pronti a salire sulle labbra, pronti ad invadere la parte cosciente di ciò sei. E, ad un certo momento, esplodono. A volte prendono la forma di rivelazioni, a volte sono ispirazioni, ma quando arrivano sai che, in fondo, sono sempre state lì…aspettando solo il momento giusto per emergere.

Ecco. La rivelazione del giorno:

Ma quanto sarebbe bello costruire una macchina in grado di sparare galline?

Dopo elezioni…

Parlar di politica solitamente non mi aggrada granchè…ma due vocaboli, ogni tanto, è bene spenderli…
Le elezioni sono passate e, a parte i ballottaggi, finite.

Punto.

Altro non è successo.

La destra sta sempre a destra, sempre affidata al signor B., che già propone strategie che, essenzialmente, sono basate sull’assodata poca memoria dell’italico popolo. Ovvero quel popolo la cui memoria politica solitamente non supera l’anno.

La sinstra è sempre a sinistra e gongola, vanagloriosamente persa e vanesia di vittorie che ha fatto nulla, NULLA, per ottenere. Opportunamente dimentica che quando vince, da almeno dieci anni a questa parte, non è per merito suo, ma per via che gli italiani ciclicamente ne hanno pieni i cosidetti del signor B. Se non che, ciclicamente, lo rivotano.

L’italiano medio è sempre, comunque, impegnato a seguire la moda, o la popolarità, di una parte o dell’altra. Troppo affaticato a pensare al campionato, ai reality, alle veline o al gossip, per trovare energie da spendere a pensare a quanto questo paese stia andando a rotoli. Anche per colpa sua.

Quindi le elezioni sono passate. E niente è cambiato.

O almeno questo è quello che passa dai maggiori quotidiani.

Peccato solo che, in certe zone, in molte zone, certe sacche di indipendenti hanno ottenuto risultati notevoli. E i giovani, quelli connessi, che si informano in maniera indipendente, hanno cominciato a farsi sentire. Forse allora qualche speranza c’è ancora.

“Gli italiani sono un popolo, quando vogliono, intelligente, ma governato da una casta di cialtroni”

Avete detto commerciale?

Mi riaggancio a questo articolo di una mia compagna di merende dei tempi che furono…penso anch’io che l’uso della Lambada da parte della Lopez sia stato un po’ come toccare il fondo. Sopratutto se poi leggo che è stata una scelta praticamente imposta dai discografici, che così, dicono loro, poteva vendere di più e meglio.

Ma poi letteralmente inorridisco a vedere questo…cioè, capisco le manie, ma travestirsi da Slash, dai no! Che poi chi come me ha problemi a riconoscere la gente si confonde, non capisce subito, e, quando capisce…facepalm!

Mare d’inverno

E mi ritrovo a passeggiare sulla riva sabbiosa di un mare di febbraio, già affascinato dall’idea della primavera suggerita, ma ancora stretto dalle morse di un inverno che non sembra volersene andare. Canti di gabbiani si perdono nel vento, canti che mi colgono ad osservarne il volo a pelo d’acqua, tanto vicini da poterne essere rapiti. La candida spuma lambisce i miei piedi, a ricordarmi giochi d’infante, strappandomi un sorriso per un mondo che era molto più semplice. Nelle carezze del fruscio delle onde trovo così un po’ di quiete, e dei versi risalgono dal ventre:

Salmastra

gelida

aria,

dal pudico rossore

del tramonto

sospinta,

cerca nei miei

sensi

un senso

a questa pace.

 

Questo fine-settimana ho fatto un giretto a Ostia, e mi son detto, è un po’ che non scrivo, vediamo cosa salta fuori.

Almeno interrompo la latitanza dal blog.

Poi ho ridisteso le mie fulgide ali e ho continuato a volare da buon elicottero quale sono.

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